I fratelli Safdie hanno colpito ancora. Stavolta partendo dall’Etiopia, da quelle miniere in cui troppi uomini sono morti nella spasmodica ricerca di un po’ di ricchezza da rivendere illegalmente a uomini senza scrupoli. In questo caso la ricchezza ha la forma di un irresistibile e misterioso opale nero, che ha viaggiato illegalmente dentro a un pacco pieno di pesci sottovuoto per arrivare in una delle tante boutique del Diamond District di Manhattan. Il proprietario di questo negozio si chiama Howard Ratner (Adam Sandler), gioielliere ebreo losco, avido, bugiardo, approfittatore, dipendente dalle scommesse sportive, decisamente un personaggio di dubbia moralità; che però quando vede arrivare nel suo emporio – grazie all’intermediario Demany (Lakeith Stanfield) – nientepopodimeno che il cestista Kevin Garnett, e dopo avergli mostrato l’opale, si fa convincere a prestarlo per un paio di partite al giocatore dei Boston Celtics, convinto che possa avere dei poteri miracolosi.

Per Howard quell’opale non è solo un oggetto prezioso da cui trarre profitto: è la sua ultima speranza per risanare i mille debiti che ha accumulato in giro per Manhattan, specialmente quelli verso il cognato strozzino Arno (Eric Bogosian), che ha sguinzagliato due dei suoi scagnozzi, Phil e Nico (rispettivamente Keith Williams Richards e Tommy Kominik) per riavere il denaro. Proprio per questo, la mancata restituzione della gemma segna l’inizio di una frenetica odissea, una corsa contro il tempo di un uomo odiato da tutti.

C’è voluto tanto, tantissimo tempo, ma alla fine Josh e Benny Safdie sono riusciti a dare vita alla loro opera più ambiziosa (grazie anche a Netflix e a Martin Scorsese in veste di produttore esecutivo): Diamanti Grezzi è un’esperienza lisergica che brilla di luce propria, una bomba a orologeria pronta a esplodere, calibrata e calcolata nei minimi dettagli, intensa e claustrofobica. L’eccesso trova una sua elevazione nell’intrattenimento psichedelico di questo film, in cui il vero diamante è proprio lui, Adam Sandler, che per questo film ha recentemente vinto l’Independent Spirit Award come Miglior Attore Protagonista (dopo essere stato incomprensibilmente snobbato dall’Academy). Si sapeva già che il comico newyorkese fosse capace di tirare fuori interpretazioni drammatiche di alto livello (come in Ubriaco d’Amore di Paul Thomas Anderson, giusto per citarne uno), ma qui riesce a colpire lo spettatore in due modi diametralmente opposti: amare un essere insopportabile come Howard Ratner e allo stesso tempo bearsi del tragico intrattenimento delle sue disfatte, mentre la sua vita cade letteralmente a pezzi.

I Safdie ormai sono esperti del linguaggio cinematografico, e sanno muoversi nello spazio asfissiante di una vita intrisa di disperazione e piena di sbagli. Con un filtro che richiama i grandi thriller d’azione anni settanta-ottanta e una colonna sonora – anche stavolta a cura di Daniel Lopatin aka Oneohtrix Point Never – allucinogena e penetrante (con una sorprendente incursione italo-dance), Diamanti Grezzi è un labirinto ben più profondo del precedente e apprezzatissimo Good Time, ricolmo di personaggi ambigui, come l’amante infedele Julia (Julia Fox) e la ormai ex moglie Dinah (Idina Menzel), che odia Ratner con tutta se stessa. Più ci si immerge nel coinvolgente sottobosco di strozzini, venditori di diamanti, truffatori e scommettitori bizzarri, più rimaniamo estasiati. I fratelli registi limano la loro tecnica e chiudono tutte le porte ad Howard, rinchiudendolo in un affascinante pozzo senza fondo intriso di avidità e perfidia, senza possibilità di fuggire. Potrà essere bad per lui, ma è sicuramente un good time per il cinema americano indipendente.