Homme libre, toujours tu chériras la mer! 
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme 
Dans le déroulement infini de sa lame, 
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer. 
– Charles Baudelaire

Chi è Martin Eden? Uno scrittore? Un marinaio? Un pensatore o un malandrino? Un vincitore o uno sconfitto? Un uomo o una maschera?

Le risposte a questa ed altre domande ci arrivano attraverso immagini che hanno i bordi arrotondati e il colore dei pastelli, come un’eterna cartolina di una carne raminga. Martin Eden (Luca Marinelli) infatti è, prima di ogni altra cosa, un viaggiatore. Le sue giornate di marinaio prendono una piega inaspettata dopo aver salvato da un’aggressione il giovane Arturo (Giustiniano Alpi), figlio di una famiglia appartenente alla borghesia industriale. Invitato a casa loro, Martin conoscerà il punto pivotale della sua esistenza: Elena (la bella e brava Jessica Cressy), di cui si innamorerà perdutamente. È grazie a lei che Martin scoprirà la letteratura, la poesia e la cultura: da una copia de I Fiori del Male di Baudelaire, il fuoco del suo spirito artistico crescerà e lo spingerà a imparare e accrescere le sue conoscenze, a scrivere ogni giorno e a lottare per diventare un autore di successo. Martin ha fame di libri e sete di parole: vuole elevarsi dalla condizione sociale in cui ha sempre vissuto e della quale si sente prigioniero.

Pietro Marcello, ispirandosi liberamente a uno dei romanzi più celebri di Jack London, porta Martin Eden dalla California all’Italia del Novecento, in bilico tra voglia di riscatto sociale e povertà intellettuale. È un’immagine sospesa e indefinita, eterogenea e sperimentale: la regia di Marcello alterna finzione e realtà, mescolando girato e filmati di repertorio, con un forte approccio documentaristico che però non ha una data esatta, bensì oscilla nel tempo. L’ambiguità storica che avvolge i protagonisti del film rende familiare l’antico, accostando treni e auto degli anni ’50 a paesi rurali dei primi anni del XX secolo. Anche la colonna sonora è un susseguirsi di brani popolari italiani (tra cui spiccano Daniele PaceTeresa De Sio) e temi armoniosi con alcuni guizzi elettronici. Il risultato tuttavia non è né forzato, né stridente: Martin Eden diventa così un’opera tremendamente attuale, che nel parlare degli anni antecedenti alla guerra e dei giovani disgraziati costretti ad abbandonare i propri sogni per partire e lavorare lontano tocca lo spettatore e fa riflettere in modi piacevolmente inaspettati.

Nella storia d’amore tra Martin ed Elena, un amore che nel film è più epistolare che materiale, ci sono ombre insormontabili che prosciugano e consumano la vita dello scrittore. Lottare per avere la propria rivincita artistica non è abbastanza quando una famiglia si oppone a un’unione; il sogno di uno scrittore può stravolgersi se si insinua la paura di tradire le proprie origini. Quando Martin conosce Russ Brissenden (Carlo Cecchi), l’opera prende una piega più sofisticata e intellettuale, che non sempre lascia il segno ma riesce a rappresentare bene la progressiva autodistruzione del marinaio. L’impronta registica di Pietro Marcello tuttavia convince anche quando lo scontro ideologico tra socialismo e individualismo diventa confuso e incerto. Il personaggio di Brissenden è decadente ed enigmatico, ma il più delle volte sembra troppo artificioso e perde efficacia quando accostato alla performance di Luca Marinelli, una delle più genuine e autentiche che abbia mai sostenuto. Inoltrandosi nella tragedia del protagonista, l’attore romano trae linfa vitale dalla drammaticità della storia fino alla completa non esistenza, come lo stesso Eden recita in uno dei suoi monologhi più celebri.

Più che domandarsi chi sia Martin Eden, bisogna chiedersi cosa sia questo film per il cinema italiano. E la risposta viene automatica, senza giri di parole: un ottimo prodotto, con una ben definita e originale impronta autoriale, a tratti leggera e romantica, a tratti documentaristica e dolorosa. Un collage riuscito e ben amalgamato, sebbene non perfetto, che si merita tutti gli applausi che ha ricevuto alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia.