Ma non è che forse forse ci hanno presi tutti in giro? Non è che forse forse la Disney, in realtà, non aveva proprio tutta questa gran voglia di realizzare un remake live action del classico animato del 1998? D’altronde è normale porsi questi quesiti, dopo aver visto una pellicola che, pubblicizzata in lungo e in largo, 22 euro dopo si rivela deludente, colma di pecche e aspetti decisamente discutibili. Ma andiamo con ordine.

Nel corso degli anni la Disney ha riportato sugli schermi di tutto il mondo i suoi grandi classici trasformati in live action. Sebbene molti appassionati abbiano storto il naso più volte di fronte a questa collana di film, altri affezionati ai lungometraggi animati hanno trovato tutto sommato accettabili e godibili queste riproposizioni in carne ed ossa. Sono state soprattutto le famiglie, il target principale della produzione Walt Disney, ad aver apprezzato i remake di Aladdin, Il Re Leone e Lilli e il Vagabondo. Tutto a posto: l’azienda ha guadagnato fior fior di danari, le famiglie sono andate al cinema e tutti vissero felici e contenti.

Poi è arrivato il progetto di Mulan, la cui genesi risale a circa dieci anni fa. Fin dall’inizio si sono susseguite scritture e riscritture della sceneggiatura originale, con svolte tendenti ora più al cartone, ora più alla leggenda, ora a nessuna delle due. Dopo le accuse di whitewashing, le minacce dei fan e le pressioni da ogni singolo angolo, arriva l’annuncio ufficiale del film con la neozelandese Niki Caro alla regia e un cast cinese-americano composto da Liu Yifei, Jason Scott Lee, Jet Li, Donnie Yen e tanti altri. Unico neo: l’uscita nei cinema, posticipata più volte, alla fine non è mai avvenuta, preferendo una pubblicazione in streaming a prezzo maggiorato sulla piattaforma Disney+.

Il risultato, purtroppo, lascia molto a desiderare. Ci troviamo di fronte a un film che sembra spento e fiacco, in cui sono veramente poche le performance degne di nota (bravo Lee, simpatico Donnie Yen), muovendosi senza troppa convinzione in una storia blanda e depauperata degli elementi più avvincenti che avevano reso il cartone un ottimo classico. Non ci sono canzoni, non ci sono draghetti, non ci sono Unni, non c’è CGI promuovibile. Al loro posto ci sono piattume e serietà, troppa serietà per un classico Disney, anche se live action. Non solo: molte parti della trama del lungometraggio del 1998 sono state disastrosamente rimosse, rendendo numerose scene insoddisfacenti e vuote e lasciando spazio a gag trascurabili e una sciocca strega malvagia al servizio dei Rouran (chi?). Volendo mettere da parte l’impero di Topolino & co., anche come wuxiapan non rende: le coreografie non sono coinvolgenti né ben realizzate, portando sullo schermo combattimenti sull’orlo della mediocrità.

Ma più che le coreografie, più che l’assenza di Mushu, più che la trama modificata per renderla più vicina alla leggenda (ma neanche tanto), la cosa che più colpisce di questo Mulan è il cambiamento di prospettiva. Il chi, la forza interiore di Mulan, fa sì che non sia più importante impegnarsi e lavorare sodo per raggiungere il proprio obiettivo, bensì essere semplicemente la prescelta. Una creatura quasi divina che porterà l’impero alla vittoria, sempre e comunque.

Ed è qui che casca l’asino. La voglia di realizzare questo remake c’è sempre stata, ma è il target ad essere cambiato. Il “pubblico” cinese ha bisogno di un film del genere, di un’eroina nazionalista che possa incarnare lo spirito combattivo e vittorioso di un Partito Cinese a capo di una nazione economicamente e politicamente fortissima. E la Disney, allo stesso tempo, ha bisogno di sbarcare in un mercato che al momento risulta il più appetibile e fruttuoso di tutto il globo.

Il dubbio però rimane. Si può definire questo un “vero Walt Disney“?