Dopo la Marvel e la DC, anche la Sony (che possiede i diritti cinematografici di alcuni fra i supereroi più famosi), decide di lanciare il suo Cinematic Universe (of Marvel Characters). E, “ceduto” Spider-man alla Marvel, (dopo il fallimento del neonato franchise con protagonista Andrew Garfield), decide di partire dalle storie degli antagonisti più famosi di Peter Parker. È Venom, infatti, ad avere l’onore di dare vita a questo nuovo e – si spera – affascinante universo. Perché, a giudicare dalla pellicola a lui dedicata nel 2018, le premesse non sono affatto buone.

Eddie Brock (Tom Hardy), il più famoso “ospite” del simbionte alieno, ha tutto ciò che si possa desiderare: una bella casa, una compagna con la quale sta per sposarsi (Michelle Williams), un lavoro appagante come reporter d’assalto. Ma nel giro di un quarto d’ora dall’inizio del film, perde tutto a causa di accuse mosse contro la Life Foundation, società di bioingegneria fra le più influenti in città, e contro il suo fondatore, Carlton Drake (Riz Ahmed), difesi proprio dalla studio in cui lavora la sua fidanzata Anne. Dopo sei mesi, la sua vita continua a procedere senza nessun cambiamento. Fallito e disilluso, accetta di aiutare una ricercatrice di Drake, che nel frattempo ha cominciato ad autorizzare esperimenti sugli esseri umani. Ed è in questa occasione che Brock entra in contatto con Venom, uno degli alieni riportati dallo spazio dall’azienda dello stesso Drake.

Le motivazioni del perché il simbionte sia compatibile e scelga il giornalista come “ospite” non sono chiare. Probabilmente ne intuisce la sua debolezza e decide di sfruttarla, aiutandolo a reagire e a riparare i “torti” subiti. Due perdenti (sul suo pianeta Venom non è che un sottoposto) che si completano a vicenda, dando vita ad una creatura dalle potenzialità pressoché infinite. Ma questa è soltanto una delle piccolissime lacune di una sceneggiatura carente e approssimata, che resta in superficie e non approfondisce la psicologia di uno dei character più complessi dei fumetti. Ripulito dai vizi e dalle instabilità che caratterizzano il suo corrispettivo “cartaceo”, Brock diviene il veicolo perfetto per la trasformazione di Venom da villain ad antieroe (seppur con una propria distorta logica del senso di giustizia), il quale decide di ribellarsi alla sua specie semplicemente perché prova simpatia per il reporter.

La convivenza forzata di questa “strana coppia” dà origine a molti dei momenti comici della pellicola: il simbionte viene raffigurato nella maniera più negativa possibile e ne vengono acuite le stranezze (la fame perenne, l’essere caotico e “rumoroso”) in maniera fastidiosa e quasi imbarazzante. Tom Hardy (che torna al cinecomic dopo Il Cavaliere oscuro – Il ritorno) salva, in parte, la raffigurazione di Venom, ma più per le sue indiscutibili doti attoriali che per l’effettiva aderenza al protagonista, del quale non riesce a reggere proprio queste derive autoironiche. Necessario, quindi, guardare la pellicola in lingua originale. Ed anche Michelle Williams rimane schiacciata dal peso di una sceneggiatura e di un personaggio che non ha alcuna possibilità di evolversi o modificarsi. Riz Ahmed, invece, assunti i panni del villain, interpreta il miliardario e visionario Drake con la lucida follia necessaria. Salvo perdersi completamente nel momento in cui viene anch’egli posseduto da un simbionte, deciso a distruggere la Terra.

Le scene d’azione, come in molti cinecomic, sono il punto forte del film, insieme agli effetti speciali, che riescono a dar vita ad un Venom, almeno fisicamente, credibile. Ma il genere in questi ultimi anni è cresciuto e maturato moltissimo, e ciò non basta a salvare una pellicola che riporta indietro le trasposizioni filmiche dei fumetti ai primi anni 2000, a causa di un umorismo superato e di una storia nettamente divisa a metà (con una prima parte tesa ad indagare le origini del personaggio e una seconda caotica e ricca di azione). Ed anche l’ossessiva ricerca di una giustificazione per le azioni di Venom rende il personaggio poco sfaccettato e stratificato, al contrario di molti supereroi (e villain) apparsi recentemente sul grande schermo.

Ruben Fleischer, regista del piccolo cult indipendente Zombieland e del suo sequel, non riesce quindi  a reggere le redini di un cinecomic dispersivo e confusionario, laddove nei sui due prodotti più famosi umorismo ed azione si combinavano alla perfezione.

Speriamo che nel secondo capitolo (Venom: Let There Be Carnage), affrancatosi dalla necessità dell’origin story, Eddie Brock faccia un salto di qualità. Grazie anche all’entrata in scena di un altro storico villan, Carnage (Woody Harrelson).