C’era una Volta a… Hollywood (2019, Quentin Tarantino)

Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e Cliff Booth (Brad Pitt) sono rispettivamente un attore di telefilm western declinato ormai a villain televisivo e la sua fedele controfigura. Siamo verso la fine degli anni Sessanta, e La Mecca del Cinema è pronta a rinascere dopo un periodo di crisi che ha visto piuttosto l’ascesa di serie TV e spaghetti western all’italiana. Star come Bruce Lee e Steve McQueen frequentano set e festini privati, ma l’attenzione è tutta su Sharon Tate (una raggiante Margot Robbie, che veste con delicatezza e malinconia i panni della sfortunata attrice) la quale, con il marito Roman Polanski si ritrova ad abitare a Cielo Drive, proprio in una casa accanto a Rick Dalton. Eppure i due, la prima in piena ascesa – tanto da non essere ancora riconosciuta neanche nei cinema che proiettano i suoi film – e l’altro alla disperata ricerca di una nuova dignità attoriale, non si sono mai incontrati. Le loro vicende sono raccontate in parallelo, mentre una terza linea narrativa, più cupa e inquieta si delinea sullo sfondo: la fine degli anni ’60 vede infatti anche l’apice del fenomeno hippie, nonché del culto perseguito dalla cosiddetta Manson Family.

Ideale chiusura di una trilogia, con Bastardi Senza Gloria e Django Unchained, in cui punta a riscrivere la Storia, questa volta Quentin Tarantino gioca anche con la Storia del Cinema, regalando impagabili ammiccamenti al cinema italiano che lui tanto ama, fino a riscrivere anche se stesso, in un gioco metacitazionistico che rende alcune scene dei cult istantanei.

Nonostante la ricostruzione fedelissima e minuziosa dei set e delle vie della nuova Hollywood, la sceneggiatura non raggiunge i livelli e i serrati dialoghi delle storie a più ampio respiro a cui il regista ci ha ormai abituati (il già citato Django Unchained fra tutti); tuttavia nuovi memorabili personaggi si aggiungono alla galleria di maschere della cinematografia tarantiniana. La scrittura dei singoli personaggi è impeccabile e risalta ancora di più grazie ad un livello altissimo di recitazione dei due protagonisti. La coppia Leonardo DiCaprio e Brad Pitt è inedita ma esplosiva, e completamente asserviti al registro tragicomico del regista, i due si divertono a ironizzare sulla loro arte e a riportare in vita una Hollywood che fu. DiCaprio, come Rick Dalton, punta alla ricerca dell’interpretazione perfetta e ha trovato in Tarantino, dopo Martin Scorsese, un nuovo deus ex machina; Pitt, perfettamente a suo agio in ruoli sopra le righe, è la controparte perfetta: divo, benché stuntman, compensa la fragilità di Rick con la prestanza fisica e gode di alcune delle scene più divertenti del film.

I due sono affiancati, oltre che dalla splendida Margot Robbie, da un cast esemplare di comprimari, da Al Pacino al compianto Luke Perry; tutti impegnati a ricostruire sguardi e movenze di un’altra epoca (notevole è anche l’interpretazione di Timothy Olyphant nei panni dell’attore James Stacy). Persino le inquadrature richiamano i western di quegli anni, perché l’attenzione è nei dettagli, e in definitiva quello che ci propone è il suo modo di rendere giustizia ad un mondo che Tarantino in primis adora e venera da sempre.

Dal “nono” film del regista statunitense (su dieci totali, a detta dello stesso), ci si poteva aspettare forse di più a livello di scrittura, ma è tassello fondamentale della sua cinematografia; e probabilmente la vera delusione è che non vedremo mai tutti i fanta-film di Rick Dalton, il quale invece ha già conquistato un posto tra i nostri personaggi tarantiniani preferiti.

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