Basta un attimo e sei morto. Crudele, sì. Ingiusto, probabile. Eludibile? Direi di no. A meno che non ci sia un errore lassù in cielo. Quando Paolo (Pif) scopre che uno degli elementi positivi e salutari della sua vita (nel suo caso il conteggio delle centrifughe) è stato madornalmente omesso dal calcolo del giorno della sua morte, si scatena il putiferio. Allora anche gli angeli sbagliano? Sì, anche se di poco. Paolo, che sperava in chissà quanti anni in più da vivere, ha solo un’ora e trentadue minuti per vedere sua moglie Agata (Thony), i suoi due figli, gli amici e la sua Palermo un’ultima volta, rivalutare la sua vita e le sue scelte e soprattutto equilibrare i conti con un passato fatto di autoreferenzialità, scappatelle e bugie, ma anche di piccolissimi e indispensabili momenti di gioia.

Partendo dai due libri di Francesco Piccolo Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità editi da Einaudi, Daniele Luchetti scrive e dirige una commedia leggera dai tratti esistenziali e malinconici, un’analisi ironica e spensierata della nostra esasperata voglia di vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo. Pif è il protagonista di questa surreale resurrezione di novantadue minuti, e nessun altro attore sarebbe stato più adatto per questo ruolo: Paolo è un uomo medio, leggermente infantile, un ingegnere palermitano che tra alti e bassi, tra soddisfazioni e sbagli, vive la sua vita alla ricerca di quei minuscoli dettagli insignificanti che lo rendono felice, instaurando un dialogo col pubblico condito da un umorismo intelligente e mai volgare. Al contempo, Thony continua a rivelarsi un’ottima attrice drammatica, deliziosa e toccante, teneramente attenta ai due figli della coppia (interpretati da Angelica Alleruzzo e Francesco Giammanco). L’angelo custode Renato Carpentieri, presenza ingombrante degli ultimi istanti di vita di Paolo, regala una performance solida e professionale.

Testimoni di questa storia sono i vicoli di Palermo, dove il traffico non scorre mai e ruba minuti su minuti a tutti, dove le donne con il trucco imperfetto passeggiano la domenica mattina, dove una partita può decidere se il prossimo anno si tifa in serie A o si resta in B. Sullo sfondo regna l’amore di una coppia che si allontana emotivamente per poi tornare sempre più forte, consapevole del fatto che dalla malinconia può nascere la leggerezza più romantica, raccontata con arguzia e seguendo una struttura narrativa non lineare, ma proprio per questo autentica e fresca.

Tra tradimenti, aperitivi e tormentoni come “ma ce l’hai con me?” che sempre fanno capolino nella vita di una coppia, Luchetti ci regala una commedia surreale che cerca il senso della morte nelle domande che tutti quanti, prima o poi, ci facciamo: ma la luce del frigorifero si spegne quando lo chiudiamo? Perché il martelletto frangivetro è chiuso in una teca di vetro? Forse non lo sapremo mai. Nel frattempo, meglio bersi una centrifuga.