Mamma mia che impressione! Sì, in effetti fa un po’ impressione sentir di nuovo parlare del mitico e indimenticabile Alberto Sordi in prima serata su Raiuno. Rendere omaggio a una figura così importante del cinema e della comicità romana e italiana è sempre un compito arduo (se non impossibile), che necessita uno studio approfondito, un’immedesimazione totale e una dedizione che non possa tralasciare alcun dettaglio passibile di critica. Purtroppo, per Permette? Alberto Sordi le critiche sono piovute nientepopodimeno che dalla stessa famiglia Sordi, che ha in quattro e quattr’otto bocciato l’intera pellicola, protagonista incluso. Dov’è che ha sbagliato l’interpretazione di Edoardo Pesce? In che modo Luca Manfredi ha rimodellato quel frammento di vita privata e di carriera dell’attore-regista-doppiatore-comico-genio che “non ci ha mai permesso di essere tristi”?

Permettiamoci di fare un passo indietro. Il film (che in principio doveva rientrare nel mastodontico corpus delle miniserie fiction Rai) parte dal suo licenziamento come usciere e la sua espulsione dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano a causa dell’inflessione romanesca, fino ad arrivare ai primi grandi successi al cinematografo in due film dell’amico, nonché genio del cinema italiano, Federico Fellini (qui interpretato da Alberto Paradossi). Tra questi due avvenimenti, il film racconta gioie e dolori di una carriera che stenta a decollare, tra doppiaggi di Oliver Hardy, provini mal riusciti e ruoli da comparsa senza successo, ma soprattutto si concentra nel presentarci la vita privata dell’attore romano: la famiglia, con padre Pietro (Giorgio Colangeli), madre Maria Righetti (Paola Tiziana Cruciani) e fratelli (Luisa Ricci, Michela Giraud, Paolo Giangrasso), ma soprattutto le relazioni amorose: prima quella con la giovane Jole (Sara Cardinaletti) e successivamente l’unica che sia mai stata resa pubblica, quella con Andreina Pagnani (Pia Lanciotti), di quindici anni più anziana di lui.

Permette? Alberto Sordi si prende molte, troppe libertà. Edoardo Pesce è promosso: pur dichiarando che il suo Sordi non è frutto di studio ma “puro istinto”, la sua prova sembra genuina e profonda, come un vero atto d’amore e di rispetto nei confronti di una figura così importante. Il problema infatti risiede in tutto ciò che circonda il nostro protagonista: dall’inesistente carattere oppressivo della Righetti alla figura invisibile di Jole, dagli anacronismi alle inesattezze, il film soffre di tutti quei problemi che intaccano le classiche fiction all’italiana. Focalizzandosi quasi esclusivamente sulle storie d’amore, si tralascia tutto l’iter professionale del primo Sordi: i suoi primi contatti con De Sica e Fellini sono romanzati e farseschi, le chiacchierate con Aldo Fabrizi (un Lillo Petrolo veramente troppo caricaturale) inascoltabili, gli scambi di idee con Corrado privi di credibilità.

Cosa rimane allora di un film che pecca di fictionite acuta? Di sicuro si apprezza l’ombra della guerra che aleggia a metà film, che ben inquadra il contesto storico di una Roma pronta a partire per ordine di Mussolini; senza dubbio questa può essere l’occasione per tanti giovani di (ri)scoprire un pezzo di storia del cinema italiano che semplicemente non può essere dimenticato. Tuttavia, non basta ammettere di essersi “liberamente ispirati” a una storia così importante per salvarsi dalle giustissime critiche della famiglia Sordi.