Davanti a Scappa – Get Out non si può di certo rimanere indifferenti. Che lo si voglia lodare oppure demolire, rimane uno dei prodotti che ha fatto più discutere durante la  stagione cinematografica del 2017.

Un giovane fotografo afroamericano, Chris Washington (Daniel Kaluuya), viene ospitato per un week-end a casa dei genitori della sua fidanzata Rose (Allison Williams). Viene sin da subito accolto in maniera fin troppo amichevole e confidenziale ma, sotto questa facciata, il ragazzo avverte che qualcosa non va. Fra ipnosi, domestici inquietanti e parenti invadenti, Chris si renderà presto conto di essere caduto in un incubo dal quale uscire al più presto.

Il film, come si può anche evincere da questa breve sinossi, accontenta un po’ tutti, sia critici alla ricerca di temi sociali, sia estimatori di un cinema indipendente e fuori dagli schemi, sia il grande pubblico, grazie alle trovate splatter e alle battute da tipica commedia americana. Il dibattito intorno a questo film è scaturito proprio da questa sua ambiguità, dal non essere facilmente etichettabile. La sua candidatura nella categoria comedy ai Golden Globe 2018 ha spiazzato un po’ tutti ma, forse, è la definizione più corretta o almeno la più ambiziosa. Di horror o thriller – psicologico la trama è sicuramente connotata, ma solo in alcuni punti (gli elementi splatter concentrati nel finale, la tensione legata al voler scoprire cosa si cela dietro un’apparente facciata buonista e accogliente).  Ma quello che pervade il film, dall’inizio alla fine, è l‘umorismo black, le battute spesso sboccate, che fanno sì che i temi sociali possano essere raccontanti in una luce diversa dal solito.

D’altro canto, una pellicola che tratta questi temi porta con sè controversie che vanno ben oltre la struttura o il genere, ponendo sotto i riflettori, ancora una volta, il rapporto fra “bianchi” e “neri”. Il razzismo non si palesa mai in maniera evidente, ma pervade tutte le decisioni dei protagonisti, invidiosi della giovinezza e della prestanza dei giovani che, loro malgrado, si trovano coinvolti nei loschi affari dei ricchi benestanti. E, in un’epoca contrassegnata da polemiche e rivendicazioni continue (ricordiamo l’hastag #Oscarsowhite lanciato in occasione delle premiazioni di qualche anno fa e ancora attuale), Scappa – Get out si poneva come il candidato perfetto agli Oscar 2018.

Il punto di forza del film è sicuramente la sceneggiatura, che riesce a tenere alta la tensione fino alla fine. Ma per il resto la pellicola non offre niente di nuovo rispetto alle tante produzioni lanciate dalla Blummhouse, specializzata in horror a basso costo e in film indipendenti, come il recente Whiplash che ha lanciato Damien Chazelle nell’Olimpo di Hollywood. Che il genere horror sia tornato alla ribalta e abbia iniziato ad attirare anche i sindacati e le giurie dei vari premi cinematografici proprio con un film connotato in senso fortemente politico e sociale, lascia del resto da pensare. Dubbi che (forse) trovano una risposta se si analizzano le categorie degli Oscar e di altri premi minori: oltre che come miglior film e miglior sceneggiatura (Jordan Peele), il film vanta anche candidature al miglior attore protagonista (Daniel Kaluuya) e al miglior regista (lo stesso Jordan Peele), entrambi di colore.

Nonostante pecche e lacune e un umorismo molto sfacciato, il film riesce nel suo scopo e intrattiene. La vittoria ai WGA, premio del sindacato degli sceneggiatori, e dell’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, sono la conferma del successo annunciato del film. Che però non è riuscito a battere il favoritissimo Tre mainifesti a Ebbing, Missouri, sconfitto dall’altra grande sorpresa degli Oscar 2018, La forma dell’acqua.