The Greatest Showman (2017, Michael Gracey)

Qualcuno più attento anche agli intermezzi pubblicitari, ricorderà probabilmente una serie di spot di una nota marca di tè passati in TV tra il 2010-2011, in cui Hugh Jackman, in preda all’euforia generata dalla teina, inizia a ballare tra le strade di una città ricoperta di verde, in aeroporto, e persino all’interno di un hotel di Tokyo, con tanto di cameriere giapponesi a tenere il ritmo. È in occasione di quegli spot, ad opera di un certo Michael Gracey, che nasce l’idea di una collaborazione più articolata tra Jackman e il cineasta, qui al suo debutto come regista cinematografico.

Dal punto di vista drammaturgico, l’inesperienza di Gracey è evidente: a giudicarlo come film, questo racconto ispirato alla vita dell’imprenditore P.T. Barnum risulta superficiale, mai addentrandosi appieno nelle emozioni dei protagonisti o nelle sfumature più o meno ambigue dei loro caratteri.

Probabilmente, però, questo aspetto interessa poco a Gracey, perché laddove il film manca di stupire, compensa uno Spettacolo che è una caleidoscopica meraviglia per gli occhi e per le orecchie. Le canzoni, peraltro, sono ad opera di Benj Pasek e Justin Paul, già autori dei brani di La La Land.

Il film si apre con un incipit perfetto in cui Jackman-Barnum, nel classico abito da “Ringmaster” circense, ci invita a prendere parte al suo grande spettacolo, fatto di esibizioni e performance canore, che dopo un’esplosione di colori va lentamente a svanire come al risveglio da un bellissimo sogno. A quel punto parte una escalation di numeri musicali, inframezzati da scene di raccordo non altrettanto potenti, nei quali emerge la qualità e la bravura di intepreti e regia.

Innanzitutto, per poter rivaleggiare nel canto e nel ballo con Jackman, l’unica scelta ovvia era proprio Zac Efron, che dopo la gavetta nei disneyani episodi della serie High School Musical è diventato un performer di tutto rispetto. Efron interpreta il ruolo del commediogrado Phillip Carlyle, personaggio solo in parte ispirato a James Bailey, rivale e poi socio di Barnum. Ed è proprio nel confronto tra i due, con il brano The Other Side, e nel duetto Rewrite the Stars con l’altrettanto brava Zendaya che dà il meglio di sé.

Il brano principale del film è This is me, inno dichiaratamente pop con cui i “freak” del circo reclamano il loro posto nel mondo. Si tratta anche del brano più banale, pensato principalmente come ‘earworm’, quindi destinato a rimanere in testa anche dopo l’uscita dalla sala, impreziosito però dalla potente voce di Keala Settle, perlopiù nota in America per vari spettacoli musicali a Broadway.

Rebecca Ferguson interpreta la cantante Jerry Lind, della quale Barnum diventa ben presto manager per aggrazziarsi le critiche di chi non vede di buon occhio il suo show di freak. A lei è dedicato uno spettacolo nello spettacolo: una scena che in termini di luci, regia e inquadrature ha l’efficacia di una esibizione live di una cantante d’opera. In realtà la voce dell’usignolo svedese interpretato dalla Ferguson nella bellissima Never Enough è della cantante Loren Allred, evidentemente più adatta a raggiungere la necessaria estensione vocale.

Tutta sua è invece la voce candida di Michelle Williams, sempre eccezionale nei ruoli di donna e compagna apparentemente fragile, che rischia tutto per seguire Barnum nella sua folle scommessa, come canta in quella che è forse la canzone musicalmente più complessa del film, chiamata appunto Tightrope.

Cosa sarebbe, comunque, uno spettacolo di tali dimensioni senza uno Showman che si rispetti? Hugh Jackman è quello che nel gergo dello spettacolo si definisce una “triple-threat”, cioè una triplice minaccia nel senso di entertainer dotato di talento in egual misura nella recitazione, nel canto e nel ballo.

In effetti, gli inizi della sua carriera in Australia lo vedono impegnato in vari musical a teatro, ed è con Les Misérables che ottiene una nomination all’Oscar e vince un Golden Globe nel 2013. Anche la sua conduzione degli Oscar nel 2009 è riconosciuta come una tra le migliori degli ultimi anni. Con The Greatest Showman si allontana dalla voce sofferente di Valjean per dedicarsi a brani più energici e pop, ma è con la canzone From now on che dimostra tutta la sua bravura: la voce inizialmente calda e sommessa evolve gradualmente verso un potente vibrato, accompagnato da uno straniante ma efficace coro gospel di sottofondo.

Il Greatest Showman del titolo non poteva essere che lui.

Categories:

Lascia un commento

MobyFlick.it - Il Cinema è la nostra Ossessione
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.