Prima guerra mondiale. Due giovani caporali, Tom Blake (Dean-Charles Chapman) e William Schofield (George MacKay), vengono incaricati di portare un messaggio oltre le linee nemiche: bisogna fermare urgentemente l’attacco in programma per il giorno dopo, poiché i tedeschi non si sono affatto ritirati ma semplicemente spostati più avanti, e il battaglione britannico rischia di cadere in una trappola in cui potrebbero morire 1600 uomini. Blake viene scelto perché fra i soldati in pericolo c’è suo fratello e decide, quasi per caso, l’amico da portare con sé. Inizia così un viaggio difficile e disperato, fra lande desolate e luoghi abbandonati, il cui unico scopo è sopravvivere per poter salvare altre vite.

Sam Mendes (American Beauty, Skyfall, Spectre) aveva in mente da molto tempo di girare un film basato sui racconti di suo nonno Alfred Hubert, che aveva combattuto per due anni sul fronte francese. Decide così di umanizzare e dinamizzare il racconto di una guerra di trincea, logorante e sfibrante per definizione, attraverso la storia di una missione quasi impossibile.

La macchina da presa, attraverso lunghissimi piani sequenza, rimane incollata quasi per tutto il tempo ai due protagonisti, seguendo i loro movimenti sia dentro sia fuori le trincee e riprendendo nei minimi dettagli la loro corsa contro il tempo. Il film è girato infatti interamente in esterna e la fotografia sfrutta la luce e i colori naturali, confezionando sequenze di altissimo impatto visivo. Lo spettatore, quindi, ha spesso la sensazione di trovarsi letteralmente catapultato nei luoghi della vicenda, non solo per il modo in cui viene girata la pellicola e per l’uso della fotografia, ma anche grazie ai suoni e ai rumori della guerra. Fondamentale risulta essere anche la colonna sonora, che accompagna in maniera efficace i momenti tensivi della narrazione.

Nel cast spiccano sicuramente i due protagonisti, George MacKay (Captain Fantastic) e Dean-Charles Chapman (Game of thrones). MacKay regge sulle sue spalle quasi l’intera pellicola, attraverso un’interpretazione che mette bene in evidenza ogni singola emozione provata dal suo personaggio. Nomi noti di Hollywood appaiono invece in piccoli camei (Colin Firth, Mark Strong, Benedict Cumberbatch e Richard Madden).

Il film si è imposto immediatamente all’attenzione di pubblico e critica, ottenendo 10 candidature agli Oscar, nonostante l’uscita a ridosso della premiazione stessa e il mancato passaggio (di solito quasi obbligato) per qualche Festival. È riuscito a conquistare però solamente 3 statuette (miglior sonoro, fotografia ed effetti speciali), confermando il proprio enorme potenziale tecnico ma crollando di fronte all’inarrestabile corsa del caso cinematografico dell’anno, Parasite.

1917 si inserisce quindi appieno in un filone che in questi ultimi anni sta tornando in auge (basti nominare Dunkirk di Christopher Nolan) e si distingue per l’innovazione con cui Sam Mendes ha deciso di girare un film di genere. A volte la sensazione che sia tutto solo un grande spettacolo per gli occhi rimane, anche se non mancano momenti di grande tensione e di commozione e non vi sia possibilità di distrazione alcuna.

Con un unico reale piano sequenza e altri montati ad arte, Mendes ci fa credere che la missione dei due giovani, che dura più di ventiquattro ore, possa essere condensata nelle due ore di narrazione della pellicola. Si passa dal giorno alla notte e, senza soluzione di continuità, si attraversa ogni ambiente tipico di una zona di guerra, dalle trincee, alle fattorie abbandonate, alle lande desolate. L’attenzione, però, rimane sempre puntata sui due protagonisti, braccati tanto dal tempo quanto dallo sguardo dello spettatore.

Una guerra indecifrabile, statica e priva di motivazioni apparenti, viene dinamizzata attraverso gli stilemi dei conflitti successivi e fra aerei in fiamme, crolli di ponti e magazzini ed esplosioni di granate, ci si chiede in continuazione se Blake e Schofield arriveranno vivi alla fine della loro missione. Probabilmente siamo di fronte al miglior film di guerra degli ultimi anni, che trasforma il conflitto meno cinematografico della Storia in un autentico viaggio sensoriale e in un’esperienza totalmente immersiva.