Neanche il tempo di salutare Jean Dujardin ne L’Ufficiale e la Spia che subito Quentin Dupieux (aka Mr. Oizo) ce lo riporta sul grande schermo con addosso un meraviglioso bluson in pelle di daino. L’acquisto di questo esclusivo e stilosissimo vestito (con videocamera digitale gratis) è forse l’evento più significativo della vita di Georges, scappato da una vita “inesistente”, come l’ex moglie definisce il nostro protagonista al telefono. E allora ben venga quel viaggio in macchina che termina in un paesino sperduto tra le montagne francesi: l’importante è che abbia sempre addosso la sua giacca Made in Italy. Georges si reinventa regista non sapendo nulla di cinema, filmando soprattutto la sua giacca come un moderno Narciso, coinvolgendo la giovane e inconsapevole (e meravigliosa) Denise (interpretata da una Adèle Haenel stavolta non in fiamme) e precipitando sempre di più in un vortice di follia che lo porta a concepire una missione impossibile: essere l’ultimo essere umano che indossa una giacca. E l’unico modo per compiere una missione così bizzarra è, naturalmente, uccidere tutti.

Doppia Pelle? No, qui la pelle è una sola: quella che Mr. Oizo pone al centro di una pellicola assolutamente imprevedebile e fuori da qualsiasi regola, in cui Jean Dujardin e Adèle Haenel attraggono lo spettatore e lo costringono ad ammirare, cassetta dopo cassetta, uno stile per cui vale la pena compiere delitti a ripetizione, in cui l’umorismo nero va a braccetto con un’assoluta perfezione dello stile di un’atmosfera nebbiosa e twinpeaksiana, dove l’affermazione di sé passa dal possesso materiale, da ciò che vestiamo e nient’altro. Qui non si parla di scudi, di mascherare la propria essenza dietro un capo di vestiario: qui è lo stesso scudo che si anima e si vendica, dalla difesa al delirante attacco.

Se in American Psycho la dicotomia tra ragione e follia era piuttosto netta e lucida come il giorno e la notte, qui il mezzo filmico, la “macchina” funge da ponte tra le due anime, che si intersecano tra loro unendosi nella celebrazione dell’oggetto, di quella giacca che relega nella non-esistenza la persona e diventa protagonista assoluta e feticizzata. Ma se per un attimo volgiamo lo sguardo verso la natura, verso la figura onnipresente del daino, ci si rende conto che il nostro Georges si animalizza, si trasforma in daino al cento per cento, in bestia selvatica e pronta a tutto, incapace di vivere come un normale essere umano e pronto ad abbracciare la sua vera natura in mezzo alle montagne.

Solo Quentin Dupieux poteva realizzare un film così surreale e grottesco, così divertente e sublime, distorto e disturbante come le sue creazioni musicali. Strano o geniale, alla fine non importa. Ciò che conta è avere stile, e Oizo ne ha da vendere.