In una Tokyo in continuo movimento, tre storie raccontano genesi, fine e conseguenze dei sentimenti. Protagoniste tre donne, tre sguardi diversi su società, rapporti, coincidenze della vita.

Nel primo episodio, la giovane Meiko (Kotone Furukawa) capisce che la sua amica Tsugumi (Hyunri) si sta frequentando con l’ex fidanzato Kazuaki (Ayumu Nakajima). Meiko cercherà quindi di convincerlo a tornare con lei, sebbene la ragazza non sia sicura di cosa voglia veramente. Nella seconda storia, Nao (Katsuki Mori) viene convinta dal suo “amico con benefici” Sasaki (Shouma Kai) a incastrare il professore che lo ha bocciato, Segawa (Kiyohiko Shibukawa), registrando parole piccanti provenienti dal libro che ha reso quest’ultimo il vincitore del prestigioso Premio Akutagawa. Nell’ultima storia, la sistemista Moka (Fusako Urabe), disoccupata a causa di un virus che ha cancellato l’internet dalla vita di tutti i giorni, crede di incontrare casualmente la sua vecchia compagna di classe nonché unico grande amore, ma la donna che si trova davanti a lei (Aoba Kawai), sebbene ricordi esattamente la studentessa di vent’anni prima, è una completa estranea.

Hamaguchi Ryusuke è un maestro nell’immergere gli spettatori nelle vite delle protagoniste di quest’opera in tre atti, rendendole sempre più intimamente familiari e simpatizzando con i loro desideri, le loro paure e i loro pensieri, che spaziano dall’amore al sesso, dal passato al futuro, dal lavoro al divertimento, disegnando uno spaccato della società giapponese autentica e non filtrata, nonché genuinamente malinconica. Partendo da coincidenze e malintesi Hamaguchi costruisce un film governato dal tempo, che plasma e detta legge sulle relazioni degli esseri umani, una ruota (la wheel del titolo internazionale) che mette in discussione punti più o meno fermi dell’interiorità umana. È un film di lunghi monologhi e confronti, in cui le tre figure principali (Meiko, Nao e Moka) espongono i loro dubbi non solo ai loro interlocutori, ma anche allo specchio della cinepresa (d’altronde in ogni storia c’è almeno un momento in cui la protagonista conversa con l’obiettivo, ricordando tanti classici di Ozu Yasujiro), come se volessero innanzitutto risolvere i conflitti delle loro anime, e solo successivamente quelli col mondo esterno. Gli incontri e scontri che scaturiscono da questi esami di coscienza mettono in discussione lo stesso concetto di identità nella società contemporanea, e ciò si nota soprattutto in un terzo episodio denso di equivoci che si mescolano con la realtà dei fatti, fino quasi ad amalgamarsi perfettamente in un delizioso gioco di ruoli incrociati.

In tutte e tre le storie è il caso a determinare lo sviluppo ultimo delle trame: una lettera sbagliata, un bivio, un nome. Il Gioco del Destino e della Fantasia è sorprendentemente fresco proprio per questo: gli zoom improvvisi inquadrano quei momenti che cambiano il futuro dei protagonisti. Succede raramente nella vita reale di riuscire a catturare in video queste sliding doors – anzi, è praticamente impossibile. Per fortuna, almeno nel cinema, ci pensa Hamaguchi Ryusuke.