Barbara Thorson (Madison Wolfe) è una ragazzina strana: indossa orecchie da coniglio, è ossessionata dai giochi di ruolo, raccoglie carcasse di animali, va nei boschi a mettere trappole e porta sempre con sé una borsa a forma di cuore che contiene qualcosa di importante per salvare tutti a Long Island. La sua eccentricità la rende protagonista di pettegolezzi e attenzioni indesiderate da parte di un gruppo di bulle, quanto di preoccupazioni da parte della psicologa della scuola (Zoe Saldana) che tenta di instaurare un dialogo con lei, cercando di capire cosa non va e cosa sta vivendo a casa.
La famiglia di Barbara è tenuta su dalla sorella maggiore Karen (Imogen Poots) che è stremata dalla fatica e vorrebbe un aiuto da parte di Barbara e del fratello (Art Parkinson), che invece litigano. Le stravaganze di Barbara diventano un problema in più per Karen, ma la ragazzina non l’aiuta, evita il primo piano di casa e si rifugia nello scantinato dove da mesi ha allestito la sua camera. Lì dorme in una tenda, fa studi molto importanti tenendo stretta la sua borsetta e ascolta, su una vecchia radio, le registrazioni delle partite del lanciatore Harry Coveleski dei Philadelphia Phillies.
Barbara non è sola però: la nuova arrivata a scuola, Sophia (Sydney Wade), è curiosa di quella ragazzina eccentrica ma intelligente, preoccupata però anche lei per la fantasia sfrenata della sua amica; Barbara le ha confidato di aver scoperto l’esistenza dei giganti, si stanno preparando per attaccare Long Island e quando arriveranno la loro forza distruttiva porterà via ogni felicità.
Barbara sa che nessuno può crederle, ma lei ha scoperto la loro esistenza e lei ucciderà i giganti.

Barbara è la singolare eroina creata da Joe Kelly e J.M. Ken Niimura, protagonista della graphic novel I Kill Giants. Questo romanzo a fumetti ha fatto il giro del mondo, emozionato milioni di lettori, scalato e dominato classifiche di vendite e gradimento, vincendo anche premi importanti come il Gold Award all’International Manga Award 2012 e il premio come secondo miglior fumetto straniero nel 2013 ai Gaiman Award.
Tratto tendente al minimalismo, lontano dal realismo dei fumetti Marvel e DC, quanto lontano dallo stile manga.
Il produttore di Harry Potter Chris Columbus ha visto un potenziale: I Kill Giants era materia perfetta per una trasposizione cinematografica e la collaborazione tra lo sceneggiatore (e papà di Barbara) Joe Kelly con Anders Walters (Premio Oscar per il cortometraggio Helium) ha portato ad una trasposizione che – per certi versi – supera le pagine del romanzo grafico. Il film risulta non solo un ottimo adattamento ma una perfetta evoluzione del concetto cartaceo avvalendosi di una sceneggiatura più curata, approfondendo personaggi e legami, sfruttando molto bene i tempi della messa in scena colorata da scenografie incantevoli, accompagnato da una colonna sonora emotivamente coinvolgente e un ottimo cast. Madison Wolfe – su tutti – interpreta una Barbara ancora più credibile di quella delle pagine in bianco in nero, più realistica, espressiva, complessa. Nonostante ciò non abbiamo una protagonista frutto di una formula per accattivare la simpatia dello spettatore: Barbara è un personaggio abbastanza atipico, non cerca la simpatia dello spettatore e anzi ne prende le distanze, dopotutto non è un prodotto pensato per un pubblico molto giovane.
Joe Kelly è intervenuto sulla storia eliminando una parte cruda e importante della storia originale, un elemento che può dividere sul gradimento e che rende il bagaglio traumatico di Barbara meno pesante, ma sicuramente non fa di I Kill Giants una storia per bambini: ad attenderci c’è una grande lezione sul dolore.

Niente colpi di magia, voli acrobatici, adrenalina o tensioni da racconto d’avventura. I Kill Giants è un fantasy molto sui generis che abbraccia la filosofia per cui nascono la fiaba e il racconto fantastico. L’opera è una narrazione fortemente metatestuale che contiene una storia di formazione, spingendo a una riflessione critica sulle ambiguità con cui gioca.
Raramente ci si trova ad approcciare a un film di genere fantastico con aspetti maturi e dolorosi ma privato di elementi d’azione, un po’ come Il Labirinto del Fauno di Guillermo del Toro.
Purtroppo la complessità della sua natura ha probabilmente fatto credere poco la produzione stessa che ha optato per una distribuzione home video a eccezione di alcune release straordinarie fuori dagli USA. Si potrebbe considerare responsabile di questa scelta la critica (quella che conta) che ha reputato I Kill Giants un film di ottima resa ma “troppo complesso”, “troppo poco-fantasy” e – tra le righe – “troppo femminile”, per via di un cast quasi esclusivamente femminile.
Un’ottima sceneggiatura, attrici di talento, una CGI impressionante e una storia emotivamente potente hanno dato vita a uno dei fantasy più interessanti degli ultimi anni, ma problemi culturali – e una visione forse limitata sul genere fantastico – hanno avuto la meglio sulla sua diffusione. Per fortuna le piattaforme streaming hanno salvato I Kill Giants dall’oblio (da noi è su Netflix) dando la possibilità a questa storia di essere visionata e – eventualmente – criticata su aspetti reali.