Certo che l’abbiamo scampata proprio bella. Perché siamo sinceri: sono pochi gli esempi di film tratti da videogiochi che, tra alti e bassi, sono riusciti a colpire lo spettatore e lasciare un’impressione positiva nel panorama cinematografico degli ultimi anni. Partendo da Super Mario Bros. del 1993, primo lungometraggio dal vivo basato su un franchise videoludico con i compianti Bob Hoskins e Dennis Hopper (da molti etichettato come orrendo, ma in realtà piacevole e tutto sommato un buon film), fino ad arrivare all’ultimo capitolo di Resident Evil di due anni fa, The Final Chapter, con la sempre bellissima Milla Jovovich protagonista di una saga cinematografica ormai ben lontana da quella dei videogiochi Capcom, sono tanti i film basati su videogames che purtroppo si sono rivelati un buco nell’acqua, venendo dimenticati poco dopo l’uscita nelle sale e relegati nelle offerte 3×15€ di Amazon. Dove si colloca allora Pokémon: Detective Pikachu, nuova opera con protagonisti i famosissimi mostri tascabili partoriti dalla mente di Satoshi Tajiri, diretta da Rob Letterman? Beh, in alto. Molto in alto.

Ci sono tutti quanti a Ryme City: Machamp, Psyduck, Snubbull, Mr. Mime, Bulbasaur, Charizard e centinaia di altre specie. Il bello di questa città è proprio il fatto che umani e pokémon vivano in armonia, insieme, senza alcun tipo di lotta (o almeno, così pare), grazie all’operato di Howard Clifford (Bill Nighy) e di suo figlio Roger (Chris Geere), entrambi a capo della Clifford Enterprises. Ed è proprio a Ryme City che è diretto Tim Goodman (Justice Smith), che a seguito della notizia della morte del padre Harry, detective della polizia assieme al suo fidato Pikachu, si ritroverà in mezzo a un mistero più grande di lui. Com’è possibile che il Pikachu di Harry sia sopravvissuto allo spaventoso incidente causato da Mewtwo? E com’è possibile che quel Pikachu senza memoria riesca a parlare con Tim? Cos’è quello strano gas viola che rende i Pokémon violenti e aggressivi? Assieme alla reporter in erba Lucy Stevens (Kathryn Newton) e al suo Psyduck pronto ad esplodere, Tim si incamminerà per un’avventura ricca di emozioni.

Basato sull’omonimo videogioco per Nintendo 3DS, Detective Pikachu parte da un’atmosfera ammaliante e immersiva per ritrarre uno dei sogni più grandi di qualsiasi bambino che sia cresciuto negli anni ’90, quello di vivere in un mondo popolato dai Pokémon, qui resi in una CGI che lascia semplicemente senza parole. Ci sono Pocket Monsters perfetti, talmente perfetti che tavolta ci si dimentica che si stia assistendo a un film di fantasia, e altri decisamente bizzarri. Il film ha una trama tutto sommato ok per un family movie, che dal tema della famiglia e del rapporto tra padre-figlio arriva a parlare di fratellanza, amicizia e sostegno tra umani e mostri (e viceversa) per un mondo migliore – tutte caratteristiche già presenti nei videogiochi, ma qui ottimamente rappresentate. Il ritmo, se lento nella prima parte, accelera progressivamente fino a un ottimo finale action (anche se non si può parlare di vera e propria lotta, con buona pace dei videogiocatori), sostenuto da una colonna sonora movimentata e travolgente. Ma è Ryan Reynolds la vera star del film: la sua performance nelle vesti del Pokémon #25 è straordinaria, divertentissima e perfetta da qualunque punto la si guardi.

Quindi possiamo asciugare le nostre goccioline di sudore miste a paura che fuoriuscivano dalla nostra fronte: Detective Pikachu è un ottimo prodotto di intrattenimento familiare, con un giusto livello di divertimento e azione per grandi e piccini, giovani e giovanissimi, allenatori di Pokémon con tutta la collezione di cartucce in bella mostra a casa e gente che ha giocato solo a Pokémon GO nell’estate del 2016 per poi disinstallare l’app dai propri cellulari. Non c’è bisogno quindi di scegliere l’opzione della fuga: scampato pericolo.

(almeno fino al film di Sonic…)