Più veloce della luce! Fulmineo, istantaneo! Cos’è? È un uccello? È un aereo? No! È Superman? Neanche! È il tempo che ci ha messo la Paramount a capire che il vecchio render di Sonic sarebbe stato il biglietto di sola andata per una catastrofe certa (e ammettiamolo, per certi versi affascinante). Ora, che questo cambio repentino sia stato la conseguenza di una sbandata imprevista o una calcolata operazione di marketing, probabilmente non lo sapremo mai. Fatto sta che, a più di venticinque anni dalla sua prima comparsa sui tubi catodici di tutto il globo, il porcospino blu più famoso del mondo dei videogiochi sbarca nei cinema.

Sonic – Il Film è l’ultimo di una lunga serie di trasposizioni (più o meno riuscite) di opere videoludiche sul grande schermo. L’ultimo esperimento in tal senso è stato l’anno scorso con Pokémon: Detective Pikachu, rivelatosi un simpatico prodotto di intrattenimento per tutta la famiglia, tutto sommato leggero e godibile seppur con qualche pillacchera. In questo caso le premesse sono leggermente diverse: non c’è storia precedente da cui questo film ha tratto ispirazione; la carta bianca degli sceneggiatori Patrick Casey e Oren Uziel è diventata un’avventura in cui il riccio blu è diventato un eroe in fuga, costretto a saltare di terra in terra per sfuggire ai suoi nemici grazie agli anelli magici che porta sempre con sé (donatigli da un gufo di nome Longclaw, creato ad hoc per il lungometraggio). Ed è proprio catapultandosi sul nostro pianeta che Sonic si ritroverà ad essere il protagonista di un rocambolesco film a metà strada tra il road movie e la commedia d’azione, accompagnato dai suoi amici umani Tom e Maddie Wachowski (rispettivamente James Marsden e Tika Sumpter), che lo aiuteranno a sfuggire dalle grinfie del malvagissimo Dr. Ivo “Eggman” Robotnik, interpretato da Sua Comicità Jim Carrey.

Con Sonic si è rischiato qualcosa di catastrofico, ma alla fine si esce dalla sala soddisfatti. Non entusiasti, purtroppo, ma di sicuro poteva andare peggio. Le scorribande del porcospino e del poliziotto sono simpatiche e strappano più di un sorriso, ma ogni loro scena impallidisce di fronte alla performance a tutto tondo di Carrey, che come colto da un incantesimo sembra essere tornato ai grandi fasti della sua carriera, a quell’umorismo e quello stile slapstick-demenziale che negli anni ’90 lo ha consacrato come icona della risata statunitense – perché in un Sonic tremendamente (ma prevedibilmente) “americanizzato” come questo, il caro Eggman viene inglobato in toto dalla maschera del comico, rendendolo un personaggio nuovo e inaspettato, oltre che genuinamente esilarante.

Quello che gira a velocità supersonica attorno a Robotnik è un luna park che vola basso e porta a casa il risultato: tra siparietti più o meno riusciti e personaggi abbastanza dimenticabili, Sonic The Hedgehog convince e fa passare cento minuti in allegria. L’esordiente regista Jeff Fowler si limita a fare il suo lavoro e raccontare una storia adatta a tutta la famiglia (inserendo pure un paio di easter eggs qui e lì per i fan più accaniti), seppur a tratti leggermente banalotta. Anche la musica è orecchiabile e mai troppo invasiva, e la CGI è convincente e ben calibrata, il che non può che far piacere soprattutto nella seconda parte del film, quella più esplosiva e movimentata. Verdetto positivo, tutto sommato: il semaforo è verde. Sonic può continuare a correre.