Non è un segreto che il primo film in cui vediamo la Harley Quinn di Margot Robbie sia stato un vero e proprio buco nell’acqua, massacrato da critica e pubblico per la sua sconclusionatezza, gli evidenti problemi di montaggio, i dialoghi e chi più ne ha più ne metta. Ma se c’è una cosa che va riconosciuta a Suicide Squad è quella di aver portato sul grande schermo, e di conseguenza di aver reso mainstream, il personaggio di Harley Quinn, che seppur poco caratterizzata nella pellicola, è diventata in pochissimo tempo iconografica e il suo look tanto riconoscibile da essere riprodotto largamente dai cosplayers.

La notizia di un’opera standalone sulla villan DC, nuova direzione che DCEU e Warner hanno deciso di prendere dopo aver tentato di copiare la MCU e dopo il successo del Joker di Todd Phillips, non è stata di certo una sorpresa. In Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn ritroviamo però un’antieroina diversa, alle prese con la nascita delle Birds of Prey e la sua emancipazione, esattamente come il primo titolo ci ricorda. Già qui si trova il primo punto su cui il pubblico ha espresso il suo disappunto: nessuno voleva vedere un film su nuovi personaggi, specialmente su personaggi così poco riconoscibili ad un pubblico estraneo ai fumetti. Quello che tutti volevano (o speravano) vedere era la villain principale in un approfondimento che aggiungesse qualcosa di più alla versione precedente. Il punto però è che questo film non è così male come si dice, anzi: sono molti gli aspetti che lo rendono un film d’intrattenimento interessante e divertente.

La trama vede Harley alle prese con la rottura con Joker e la conseguente necessità di trovare il suo posto nel mondo, fino ad allora subordinato alla nemesi di Batman. Quella che affronta Harley è una tipica depressione d’abbandono, tanto da comprare un animale “domestico”, ovvero una iena, tagliarsi i capelli ed affogare il suo dolore nell’alcool. Il punto di svolta si ha però quando, dopo essersi resa conto di quanto facilmente sarebbe potuta ricadere in quella relazione tossica, decide di far esplodere l’Ace Chemicals, luogo in cui è situata la vasca in cui la vediamo tuffarsi insieme a Joker in Suicide Squad e simbolo del loro amore, rendendo così ufficiale la rottura. Non appena la notizia viene resa pubblica inizia la caccia alla ragazza e tutti coloro a cui Harley aveva pestato i piedi tentano di vendicarsi, primo tra tutti Roman Sionis (interpretato da Ewan McGregor), altrimenti conosciuto come Blackmask, anche se la caratterizzazione del personaggio è molto più approfondita nelle sue vesti comuni. Proprio a partire da ciò Harley entrerà in contatto con le future componenti delle Birds of Prey: la poliziotta Renee Montoya (Rosie Perez); la ladruncola Cassandra Cain (Ella Jay Basco); Black Canary (Jurnee Smollett-Bell), una straordinaria cantante al servizio di Roman Sionis; e una misteriosa assassina con la balestra denominata The Huntress (Mary Elizabeth Winstead).

La sceneggiatura di Christina Hodson riesce ad inserire l’emancipazione di genere in un action che in molti aspetti ricorda Deadpool, ad esempio nell’ironia e nella violenza gratuita che regnano in molte scene. Anche la regia di Cathy Yan, seppur non spettacolare, è molto interessante: riesce infatti a mettere in scena una narrazione disordinata, sconnessa e non lineare, ma facendo ciò obbliga lo spettatore ad accettare la schizofrenia del personaggio, dato che il punto di vista è suo e soltanto suo. L’unico difetto che si può notare è che, escludendo le scene d’azione girate magistralmente, la regia sembra quasi non tenere il ritmo; ma questo viene compensato da un montaggio egregio. Oltre all’uso di sequenze cartoon, di sfondamenti della quarta parete, voice-over e la citazione del film del ’53 Gli uomini preferiscono le bionde, la colonna sonora molto spesso sembra quasi commentare quello che avviene sullo schermo dando a molte sequenze lo stile di un video musicale.

Il film è stato criticato su molti aspetti, primo tra tutti quello che riguarda la figura di Harley che, se in Suicide Squad si ispirava a Debbie Harry (cantante dei Blondie), qui invece vede un cambiamento totale che solo in alcuni outfits riprende la vecchia idea concepita dalla stessa Margot Robbie insieme alla costumista Kate Hawley. Tutto ciò è dovuto al fatto che in questo film la costumista è la stessa di A Star is Born, Erin Benach, cosa che è possibile evincere dalla somiglianza tra gli outfits delle due protagoniste. Probabilmente il cambiamento è stato troppo repentino per un personaggio che non era ancora ben solidificato. Un’altra nota dolente per il film è sicuramente la presenza di nuovi personaggi e di un nome che non ha richiamato il pubblico in sala, tanto da spingere i piani alti a modificarlo in Harley Quinn: Birds of Prey. Tutto questo, assieme alla pandemia globale e alla decisione di farlo uscire in sala come rated R, ha fatto sì che un’enorme fetta di pubblico non potesse/volesse andare a guardare il film, rendendolo di conseguenza un flop al botteghino nonostante il basso budget.

Tuttavia, la sostanza non cambia. Birds of Prey riesce nel suo intento e permette allo spettatore di passare poco meno di due ore di divertimento con dei combattimenti ben coreografati e una Harley Quinn che è pronta a cambiare la sua vita. Forse.