È un dato di fatto che Rebecca Ferguson sia una delle attrici più belle e sensuali degli ultimi trent’anni (forse anche quaranta, esageriamo). Su questo non ci sono dubbi, come non ci sono dubbi sulla bellezza e bravura di Hugh Jackman, sex symbol che abbandonati i panni di Wolverine è alla continua ricerca di ruoli di grande impatto, e Thandie Newton, meravigliosa e talentuosa già nell’altro grande lavoro che Lisa Joy ha co-creato per la TV: Westworld – Dove Tutto è Concesso. Insomma, un cast di alto livello. Ora buttiamo nel pentolone una storia di fantascienza che sulla carta ricorda un po’ Inception, un po’ Strange Days, un po’ Johnny Mnemonic: sullo sfondo di una Miami post-apocalittica e semisommersa, i veterani di guerra Nick Bannister ed Emily “Watts” Sanders (Jackman e Newton) lavorano con una macchina che è capace di far rivivere ricordi specifici. Una donna misteriosa di nome Mae (Ferguson) chiede di rivivere la sua giornata per ritrovare le sue chiavi, ma in poco tempo lei e il protagonista si perdono nell’amore più profondo… finché non si scopre che tutto quello che abbiamo visto è il ricordo di Nick, alla disperata ricerca di una Mae sparita nel nulla. Ora spruzziamoci sopra un po’ di CGI ad alto budget, intrighi e misteri, qualche sana scazzottata, ed ecco a voi Frammenti dal Passato – Reminiscence. Un film che esplora la pericolosità dei ricordi… ricordando tanti altri illustri colleghi del filone neo-noir fantascientifico.
Meglio fare chiarezza il prima possibile: l’esordio cinematografico di Lisa Joy non è un viaggio mozzafiato nei meandri della mente umana, né un’indimenticabile odissea interstellare multidimensionale. Non è un Nolan, in poche parole. Eppure di Nolan sembra avere molte cose in comune: l’eleganza dei protagonisti, la spettacolarità della fotografia, la fantascienza in abito da sera. Tutto questo non basta per rendere Frammenti dal Passato un’opera destinata a lasciare il segno: la storia di dipendenze e bugie diventa ben presto confusionaria e sbilenca, immergendosi in una spy story fatta di omicidi, droga e questioni ereditarie; l’ambizione della Joy viene ben presto sommersa da personaggi che entrano in scena e spariscono poco dopo, linee narrative che si fermano di punto in bianco per poi accelerare in fretta e furia, dettagli accattivanti che non trovano spazio per restare a galla e finiscono per annegare nel disordine.
C’è da dire che in ogni caso Frammenti dal Passato regala delle perle (o meglio, delle prelibate bacche) degne di nota qui e lì, come quel confine labile tra ricordo e vita che Nick oltrepassa in una scena di indubbio valore cinematografico. Il problema è ciò che si trova in mezzo: se fosse stata una serie TV ci sarebbe stato più tempo per analizzare le conseguenze etiche e morali di un futuro in cui i ricordi vengono salvati su piccole lastre di vetro, rendendoli inquietanti strumenti di ricatto e prede di spietati mnemo-criminali. Tutto questo viene messo da parte a favore di panorami distopici e lacrime nella pioggia (strano che in un neo-noir non ci sia neanche un temporale!). Come diceva un saggio replicante che abbiamo conosciuto e amato, tutti questi momenti andranno perduti. È un peccato, ma forse anche un bene.







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