“La vita reale è per chi non sa fare di meglio”, esclama Shannon Tyrell (Selena Gomez), una delle protagoniste di Un giorno di pioggia a New York, ultima fatica di Woody Allen. E questa semplice frase ad effetto racchiude il senso tanto della pellicola quanto della carriera di uno dei cineasti più prolifici di tutti i tempi, che vanta quasi cinquanta film all’attivo. E che ora, a 85 anni, pare voglia definitivamente ritirarsi, anche se ha già pronto un nuovo progetto che però potrebbe non vedere mai la luce.

La pellicola uscita nel 2019, quindi, se dovesse realmente rimanere l’ultima, assumerebbe un’importanza chiave nella filmografia di Allen. E, a ben guardare, elementi per considerarla il suo testamento spirituale ci sono tutti. In primo luogo il cineasta di New York è tornato a girare nella sua città natale dopo quasi dieci anni, se si esclude la parentesi de La Ruota delle Meraviglie, ambientato però sulle spiagge di Coney Island. Ma soprattutto sono i protagonisti e la sceneggiatura a rendere questo lavoro una piccola summa dei suoi precedenti: Gatbsy (Timothèe Chalamet) e Ashleigh (Elle Fanning) sembrano le versioni 2.0 di alcuni suoi storici protagonisti, mentre lo script è carico dell’umorismo caustico e incisivo tipico del regista, che non risparmia nessuno e colpisce duro. In particolare l’industria stessa del cinema, rappresentata, per l’occasione, da un’elitè vanesia e nevrotica, di cui il regista Roland Pollard (Liev Schreiber) e lo sceneggiatore Ted Davidoff (Jude Law) sono i portavoce.  Ma che riesce, allo stesso tempo, a lasciare spazio all’amore, tema portante del film.

Gatbsy e Ashleigh sono una giovane coppia che decide di trascorrere un weekend romantico a New York, in occasione dell’intervista che la giovane ha ottenuto con Roland Pollard. Lui proviene dalla Grande Mela, lei dall’Arizona. Non potrebbero essere più diversi, ma sono innamorati. Cosa potrebbe andare storto? Per esempio, la città potrebbe prendere il sopravvento. E così accade: Ashleigh si ritroverà invischiata nelle beghe lavorative e sentimentali del regista, del suo sceneggiatore e di un attore belloccio (Diego Luna), lui invece inizierà a vagare per le strade e i vicoli, sotto un diluvio pronto a portare via con sé promesse e amori destinati a non durare.

Timothèe Chalamet ed Elle Fanning confermano il loro grande talento e riescono a conferire a due personaggi molto ben delineati la freschezza e il turbamento tipici della loro età. Gatbsy è un ragazzo sofisticato, amante della cultura, di un romanticismo vecchio stile e… della pioggia. Le sue manie e le sue ossessioni, però, lo fanno sembrare anche uno dei tanti alter ego dello stesso Allen. Ashleigh, invece, è una giovane ingenua e ambiziosa, pronta a sbocciare sotto la luce del sole. I due protagonisti sono quindi una delle tante coppie di opposti della galleria di Allen che solo raramente riescono a trovare un lieto fine. O meglio, lo trovano ma non nel modo in cui lo avevano previsto.

Con la scelta di questi due giovani attori, Allen conferma la sua tendenza a selezionare, soprattutto negli ultimi anni, esponenti di spicco delle nuove generazioni: dopo gli storici sodalizi con Diane Keaton, Mia Farrow e in tempi recenti con Scarlett Johansson, come protagoniste dei suoi film troviamo Christina Ricci, Even Rachel Wood, Frida Pinto ed Emma Stone, solo per citarne alcune.

La pellicola sancisce il rinnovato e ritrovato amore del regista per la sua unica, vera musa: New York. Una città caotica, nevrotica, piena di contraddizioni e imprevisti, ma terribilmente affascinante, soprattutto sotto la pioggia. Il set perfetto, quindi, in cui ambientare una delle pellicole più romantiche del regista. La fotografia, curata ancora una volta da Vittorio Storaro, riesce a cogliere le tante sfumature della città e a rendere evidenti i contrasti fra gli ambienti interni e quelli esterni, illuminati da una luce grigia e malinconica, tipica delle giornate uggiose.

Se Allen deciderà di ritirarsi davvero ancora non si sa. Di certo il film, terminato nel 2017 ma distribuito soltanto nel 2019 a causa dei ritardi dovuti alle vicende del #metoo (che hanno riportato alla ribalta le accuse di molestie rivolte al cineasta dalla figlia adottiva Dylan), è stato rilasciato con un tempismo perfetto. L’universo del regista, dopo diverse pellicole che hanno spaziato per luoghi e tematiche, torna a brillare nella città da cui tutto è cominciato. Di nuovo ispirato e “innamorato”, Allen confeziona una delle sue opere migliori degli ultimi anni, in cui il cinismo, sempre presente, lascia spazio anche ad un autentico lieto fine.