Lei, Nicole, è amabile perché mette sempre chiunque a suo agio, ascolta davvero le persone, non è brava nelle faccende domestiche ma ci prova, riuscendo però meravigliosamente nei lavori di forza. È una cittadina modello e una madre straordinaria, perché gioca con gusto, tanto, senza mai sembrare affaticata.
Soprattutto Nicole ha talento, cresciuta tra attori e registi, in ascesa ad Hollywood, ha lasciato la famiglia a cui era legatissima per New York, per lui, Charlie. E Nicole è l’attrice preferita di Charlie.
Lui si è trasferito a New York dall’Indiana, assorbito dalla Grande Mela nel gusto e nelle abitudini. Sa vestire bene, è indipendente, autosufficiente, ma soprattutto indomito. Il suo temperamento lo ha portato a farsi largo indifferente alle critiche, concentrandosi sui suoi obiettivi, riuscendo (diventando un talentuoso regista teatrale). Perché Charlie sa cosa vuole, perché Charlie sa creare un clima familiare intorno a lui, senza far sentire nessuno a disagio. Lui è emotivo, si commuove facilmente, si somigliano con il piccolo Henry con il quale è un padre eccezionale, paziente nel fare tutte le cose più fastidiose dell’esser genitore.
Questi due ritratti sembrano completare il quadro perfetto di un matrimonio felice, invece sono pensieri di lui e di lei lasciati alla carta, scritti per esser letti in terapia, per compiere il primo passo verso la fine della loro storia d’amore.
Nicole però si rifiuta di leggere la sua lettera e decide di prendere Henry e portarlo con sé a Los Angeles, per una pausa, per riflettere, perché sta iniziando il suo nuovo lavoro, perché vuole tornare a volersi bene, per mettere la parola fine al suo matrimonio. L’incontro con una carismatica divorzista sarà il passo decisivo per cambiare la sua vita.

Storia di un Matrimonio non si guarda indietro, niente retrospettive, niente flashback, è un film ancorato solidamente al presente con una narrazione senza sbavature: realista, amara, umana. Nicole non è perfetta come Charlie non è perfetto, non c’è però un braccio di ferro tra i due in una distribuzione di colpe, non c’è la ricerca di chi è stato a rovinare tutto: entrambi danno colpe al partner, ma i problemi sono molteplici e di entrambi.
Il figlio Henry diventa un ago della bilancia quanto un pretesto per farsi una guerra passivo-aggressiva, entrambi lo amano, entrambi vogliono che sia insieme all’altro genitore, ma lo usano subdolamente ed inconsciamente per trovare le crepe e i difetti della loro unione.

Noah Baumbach non vuole rappresentare un altisonante Kramer contro Kramer, inseguire La Guerra dei Roses o replicare il suo Il Calamaro e la Balena; Storia di un Matrimonio vuole essere un lento percorso di separazione, lontano dal legal-drama o di una tragedia col morto. L’accettazione non è facile da entrambe le parti, perché Baumbach ci mostra la presenza di residui d’amore tra abitudini e sguardi, ma il matrimonio è un’altra cosa e pian piano lo fa a brandelli, lasciandone solo “amabili resti”.
Con una regia di personalità, emozionale ed emotiva, siamo veicolati ad entrare nell’intimo della coppia scoppiata, tra resistenze e confusione.
La complicata situazione viene resa più complessa dal coinvolgimento degli avvocati – in cui spicca una feroce e divertente Laura Dernche tra cavilli legali e complicazioni burocratiche renderanno il presente di Nicole e Charlie ancora più ambiguo e denso di dubbi. La parte legale diventa così l’elemento di disturbo in una lenta separazione; quasi come uno strumento chirurgico tenta di semplificare il processo di separazione ma lo fa sanguinare contro il volere delle parti, accostando elementi tragi-comici che colorano e naturalizzano la storia, risparmiandola da patetismi e melodrammi che irrigidirebbero questo corpo in canoni e movimenti già visti.

Noah Baumbach con Storia di un matrimonio si mostra nella sua forma più smagliante, portandosi dietro tematiche e suggestioni da The Meyerowitz Stories (2017), usando un soggetto abusato, ma trasformandolo in un’opera originale grazie alla sua personalità. Partendo da un’impostazione quasi teatrale (e non a caso il teatro è un componente di tutto rispetto nel film) si viaggia attraverso zone nevralgiche e sentimenti che necessitano di essere affrontati con onestà, con umori che traspaiono chiari dalla magnifica colonna sonora di Randy Newman.
Un’opera simile si erge con orgoglio soprattutto grazie a grandi prove attoriali, date superbamente da Scarlett Johansson e Adam Driver. L’energia e il carisma di questi attori, eclissati nel dramma dei loro personaggi, sapranno rilanciare al pubblico quello che hanno dentro come fosse autentico, in particolare in uno spettacolare piano sequenza cuore e nocciolo di tutto il film (dove Driver brilla di luce propria).

Storia di un matrimonio da Netflix si è fatto largo tra festival e premiazioni (cinque premi a Laura Dern, due ad Adam Driver, uno a Scarlett Johansson), arrivando con sei nomination agli Academy Awards – più che meritate – ma che purtroppo hanno escluso l’incredibile talento registico di Baumbach, nominato solo nella categoria Miglior Sceneggiatura Originale. Speriamo ciò incoraggi il regista e sceneggiatore di Brooklyn a superarsi di nuovo.