Dopo dieci anni, i nostri “eroi” sono finalmente a casa. E non un’abitazione qualunque, ma la Casa Bianca. Tallahasse (Woody Harrelson), Columbus (Jesse Eisenberg), Wichita (Emma Stone) e Little Rock (Abigail Breslin) si concedono una pausa dalla caccia agli zombie e approdano in uno dei sequel più attesi di sempre, che prende il nome dalla seconda regola di Columbus: il doppio colpo, unico modo certo per ammazzare i “morti viventi”. Ma la sgangherata famiglia, dopo anni di logorante routine, non è più unita come un tempo  e la voglia di Little Rock di lasciare il nido e fuggire da Tallahasse, improvvisatosi padre opprimente ma premuroso, rischiano di rompere il già precario equilibrio. E sulle tracce della più piccola dei protagonisti, fuggita con un hippie pacifista contrario all’uso delle armi (Avan Jogia), il gruppo sarà costretto a rimettersi in viaggio. Il mondo fuori dalle mura “domestiche” è (ulteriormente) cambiato: gli zombie si sono evoluti e adesso assomigliano sempre più a dei letali T-800 (con ovvio riferimento al protagonista di Terminator).

Lo spirito e le intenzioni del regista Ruben Fleischer sono rimasti immutati: da fan di film di genere, ha cercato di girare un prodotto per i fan come lui, in cui il divertimento fine a sè stesso e il sarcasmo divenissero gli elementi portanti di un nuovo modo di rappresentare i “morti viventi”, ben lontano dalle intenzioni politiche del padre del genere, George Romero. E con questo secondo capitolo riesce a replicare alla perfezione questo suo bizzarro esperimento.

I personaggi sono cresciuti e maturati, ma non hanno perso le loro peculiari caratteristiche, che li rendono uno dei gruppi peggio assortiti del cinema recente. Ed è in questa strana ma funzionante alchimia che risiede principalmente lo humor del film, alchimia che si ripropone identica con l’introduzione di nuovi personaggi, copie esatte dei protagonisti: Albuquerque (Luke Wilson), Flagstaff (Thomas Middleditch) e Nevada (Rosario Dawson), a cui si affianca la svampita e superficiale Madison (Zoey Deutch), sopravvissuta rifugiandosi in una cella frigorifera che non è mai riuscita a spegnere.

Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Emma Stone ed Abigail Breslin tornano ad interpretare i propri storici alter ego, ormai impensabili con altri volti ed atteggiamenti. Il modo con cui ogni attore ha assunto le sembianze del suo corrispettivo filmico, infatti, ha reso ancora più riusciti, iconici e sfacciatamente ironici i protagonisti delle due pellicole. In questi dieci anni, le carriere dei quattro interpreti hanno subito svolte importanti e significative: Emma Stone ha vinto un Oscar per La La Land, Woody Harrelson ha ottenuto finalmente i meritati riconoscimenti di critica e pubblico grazie al suo ruolo nella serie True Detective, per Jesse Eisenberg il film si è rivelato un autentico trampolino di lancio (nel 2010 ha ottenuto la sua prima candidatura all’Oscar per The Social Network, ha collaborato con Woody Allen ed è entrato a far parte del DC Universe), Abigail Breslin si è definitivamente affrancata dal clichè di bambina prodigio di Hollywood. Ma ciò non ha impedito loro di girare il sequel di uno dei prodotti più irriverenti delle loro carriere, con lo stesso atteggiamento divertito ed entusiasta.

Altro elemento portante del film rimane lo splatter, declinato nella direzione del grottesco. Le uccisioni degli zombie nelle maniere più assurde e spettacolari rimangono un’autentica gioia per gli occhi degli spettatori, anche in questa seconda pellicola. Il sangue e le carcasse in decomposizione dei morti viventi vengono rappresentate in tutta la loro decadente ripugnanza, attraverso l’uso di colori saturi e volutamente irreali, in contrasto perenne con il resto della fotografia. Il montaggio, serrato e incalzante già a partire dai titoli di testa, tiene il pubblico con il fiato sospeso per circa un’ora e mezza e contribuisce a rendere ogni carneficina necessaria e brutalmente esagerata.

Ma in questo capitolo c’è spazio anche per riflessioni più profonde: il senso del film, infatti, risiede nel significato che ogni protagonista dà al termine “famiglia”. In un mondo devastato dagli zombie, un po’ come accade anche nella vita reale, la famiglia non si sceglie. A lungo i protagonisti hanno vissuto questa condizione come l’unico motivo per il quale rimanere uniti, oltre ovviamente alla sopravvivenza. Ma nel corso delle avventure che hanno condiviso, Tallahasse, Columbus e le sorelle Wichita e Little Rock hanno imparato a conoscersi, sopportarsi, aiutarsi e infine scegliersi. E, dopo dieci anni, considerano finalmente “casa” non un luogo fisico, ma i propri compagni di viaggio. Perché, apocalisse zombie o no, sono fatti per stare insieme.