Sir Lionel Frost (in originale doppiato da Hugh Jackman) è un naturalista con una predilezione particolare per animali rari e mitologici. La ricerca e il recupero di una prova inconfutabile dell’esistenza di qualcuna di queste creature è il passe-partout per il tanto ambito conseguimento: diventare membro della società dei grandi esploratori formata da colleghi scienziati e capitanata dal suo rivale Lord Piggot-Dunceby (Stephen Fry). L’occasione più ghiotta si presenta quando una misteriosa lettera lo indirizza verso un Sasquatch, il fantomatico Bigfoot delle leggende: l’anello mancante tra gli animali e l’uomo.

L’avventura di Sir Lionel, però, prende ben presto una strada inattesa quando l’incontro con questa creatura si concretizza. L’essere non è per nulla mostruoso, bensì è un loquace scimmione buffo e peloso (Zach Galifianakis), che ha a sua volta una missione da compiere: ricongiungersi con la sua famiglia più prossima, gli Yeti nascosti nel leggendario Shangri-La. Un luogo che potranno raggiungere solo con l’aiuto dell’avventuriera Adelina Fortnight (Zoe Saldana), in possesso di una rarissima mappa. Da queste premesse si dipana una folle avventura realizzata in stop-motion che porterà i tre protagonisti dal cuore dell’India alle vette dell’Himalaya, tra trappole, cacciatori di taglie e insidie varie.

Realizzato dallo studio di animazione Laika, che ha in precedenza realizzato opere come Coraline e la porta magica e ParaNorman, Mister Link è il primo lungometraggio interamente scritto e diretto da Chris Butler, già collaboratore di altre opere dello studio, nonché co-regista di ParaNorman. Arriva in Italia dopo più di un anno dall’uscita americana, complice anche il ritardo generato dalla chiusura delle sale di questa primavera, con alle spalle una candidatura agli Oscar (in cui l’ha spuntata Toy Story 4), e la vittoria ai Golden Globe 2020 come Miglior Film di Animazione.

Il genere avventuroso, a metà strada tra i romanzi di Jules Verne e la serie di Indiana Jones, diventa il pretesto per mettere in scena un numero impressionante di scenografie monumentali (nella scala di un film in stop-motion), tra foreste e monti innevati. La tecnica d’animazione si perfeziona sempre più nel riprodurre dettagli di fugaci gesti, come lo schiocco delle dita, o di agenti atmosferici, grazie anche al supporto di una tecnica ibrida che si aiuta con 2D e computer graphics, senza mai risultare incoerente. Notevole è anche la cura nella realizzazione dei vestiti dei personaggi, e delle espressioni facciali, in particolar modo del simpaticissimo Mister Link a cui ci si affeziona sin dalle prime scene.

Al di là della realizzazione tecnica, il film punta ad esplorare tematiche di inclusione e di indole umana e non, senza mai andare troppo a fondo, ma guardandole da entrambi i punti di vista: a volte sono gli umani i veri mostri e viceversa, altre volte mostri e umani restano tali. Un’incertezza che si nota anche nel finale, che con una leggera forzatura sembra voler suggerire uno spin-off indipendente, piuttosto che attenersi ad un più classico canovaccio. Ad ogni modo, la missione del film vuole essere quella di affascinare con le sue atmosfere, ma soprattutto di divertire, e nonostante un target più giovane ci riesce per ogni età; perché le intuizioni sono visive e immediate, e di conseguenza, irresistibili.